LA SCOMPARSA DI TULLIO DE MAURO

La Federazione Esperantista Italiana partecipa con particolare commozione al dolore per la scomparsa di Tullio De Mauro, grande linguista italiano  ed amico dell’esperanto da molti decenni.

Altri meglio di noi illustreranno i suoi meriti scientifici (da Saussure alla democrazia linguistica) e politici (è stato, tra l’altro, anche Ministro della Pubblica Istruzione).

Noi vogliamo ricordare i numerosi testi in cui si è espresso favorevolmente all’esperanto, a partire dalla sua introduzione alla edizione moderna del Manuale di Esperanto di Bruno Migliorini negli anni ’90 del secolo scorso.

De Mauro riteneva che l’esperanto potesse essere usato con profitto a livello europeo. Per usare le sue parole: “Una comune lingua senza base etnica definita può essere (come già è tra gli esperantisti) una chiave facilitante, transglottica, dei sempre più necessari rapporti tra culture. E, in molti casi (redazione di testi e codificazioni di rilievo internazionale), potrebbe assumere una importante funzione di riferimento giuridicamente primario e nazionalmente neutro. Si pensi alla complessa esperienza in atto nell’Unione Europea, su cui si è soffermato da ultimo Claude Piron (Le dèfi des langues. Du gauchis au bon sens, Parigi 1994).”

Lo stesso favore per l’esperanto De Mauro ha ribadito in una delle sue ultime presentazioni pubbliche, il 15 novembre scorso, intervenendo ad una giornata in onore di Renato Corsetti all’Universita di Roma.

Grazie, Tullio, per la collaborazione con gli esperantisti, che non ti dimenticheranno.

  Federazione Esperantista Italiana

LA LINGUA E L’IDENTITA’ – L’ESPERANTO E L’IDENTITA’ EUROPEA

Il 18 settembre 2016 il prof. Fabrizio Angelo Pennacchietti (professore emerito dell’Università di Torino: Filologia semitica), intervenendo a Firenze alla Giornata della Cultura Ebraica che quest’anno aveva per tema “ Linguaggi e Identità”, ha parlato del “geniale progetto di pianificazione linguistica lanciato da Zamenhof nel 1887, allo scopo di offrire una lingua non etnica, bensì etica”.

Il prof. Pennacchietti ha sottolineato il fatto che l’Esperanto è sempre stato adottato come seconda lingua per libera elezione, e non trasmessa geneticamente e biologicamente di padre in figlio. Questa lingua trova di generazione in generazione persone che ne rimangono incantate, come ne fu incantato lui quando aveva quattordici anni, ed essa fu alla base del suo interesse per le lingue straniere, per le lingue semitiche in seguito, e dunque della sua professione futura.

L’Esperanto nacque nel tentativo di dare una lingua unica agli ebrei, ma perse subito questa connotazione particolare, perché la spinta universalistica era da sempre presente in Zamenhof, e perché il numero degli estimatori non ebrei dell’Esperanto superò ben presto di gran lunga quello degli ebrei.

“L’interna ideo” dell’Esperanto ha dunque una forte aspirazione universalistica e una chiara componente illuministica, per la quale il superamento delle barriere linguistiche e religiose nelle relazioni internazionali è sufficiente a stabilire rapporti pacifici tra gli uomini. Per il prof. Pennacchietti l’illuminismo, in tutte le sue declinazioni, ha in sé una componente illusoria, perché non tiene conto degli istinti malvagi radicati nell’animo umano; tuttavia l’intuizione di Zamenhof di una lingua comune per l’umanità non è un’utopia ma una realtà.

L’Esperanto non è un’utopia ma un fatto, che però non ha superato la soglia di massa critica per affermarsi come meriterebbe. Il destino delle lingue nazionali è per il prof. Pennacchietti aleatorio, e la sperequazione linguistica, la discriminazione, il conflitto tra le lingue nazionali, a lungo termine giocano in favore di una lingua internazionale a-etnica come l’Esperanto.

Con l’Esperanto si apre un mondo parallelo che costituisce per molte persone un tipo particolare di identità superiore, oltre l’identità regionale, oltre l’identità nazionale. Conclude il prof. Pennacchietti: “A noi europei manca una identità europea e difficilmente l’inglese o l’anglo-americano ci forniranno questa identità europea; piuttosto potranno costituire il battistrada per l’affermazione di una lingua a-etnica…. Le lingue sono portatrici di identità ed io sono grato al genio di Zamenhof di avermi fornito e aver fornito a tante persone questo tipo superiore di identità fondata su una lingua comune.”